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Il regime fiscale dei dividendi distribuiti dalle holding

La distribuzione dei dividendi rappresenta uno degli aspetti più rilevanti nella gestione fiscale e finanziaria delle società holding, soprattutto quando la struttura partecipativa comprende sia persone fisiche sia altre società di capitali.

Il sistema tributario italiano prevede un trattamento differenziato degli utili distribuiti in funzione della natura del soggetto percettore.

Quando una holding costituita in forma di S.r.l. distribuisce dividendi a soci persone fisiche residenti in Italia, che detengono le partecipazioni al di fuori dell’esercizio di attività d’impresa, trova ordinariamente applicazione una ritenuta a titolo d’imposta del 26%, ai sensi dell’articolo 27 del D.P.R. 600/1973.

Diversamente, qualora i dividendi siano percepiti da altre società di capitali soggette a IRES, il regime previsto dall’articolo 89 del TUIR consente, in linea generale, l’esclusione del 95% del relativo ammontare dalla formazione del reddito imponibile.

Pertanto, considerando l’aliquota ordinaria IRES del 24%, l’imposizione effettiva sui dividendi percepiti dalla società beneficiaria risulta generalmente pari all’1,2%.

Questa differenza assume particolare rilevanza nelle strutture societarie articolate su più livelli partecipativi, nelle quali gli utili prodotti dalle società operative possono essere distribuiti alle rispettive holding e successivamente reinvestiti all’interno del gruppo.

Un esempio del diverso trattamento fiscale

Si ipotizzi che una holding italiana deliberi la distribuzione di dividendi per complessivi 500.000 euro.

Destinatario dei dividendi Persona fisica residente S.r.l. residente
Dividendo lordo € 500.000 € 500.000
Quota fiscalmente imponibile € 500.000 € 25.000
Imposta applicabile 26% IRES 24%
Prelievo fiscale € 130.000 € 6.000
Disponibilità netta dopo imposte € 370.000 € 494.000

La differenza evidenzia come la presenza di una holding possa favorire l’accumulazione di risorse finanziarie da destinare a nuovi investimenti, acquisizioni o operazioni di riorganizzazione societaria.

Occorre tuttavia precisare che il regime del 95% non determina un’esenzione definitiva dalla tassazione in capo alle persone fisiche che si trovano al vertice della catena partecipativa. L’eventuale successiva distribuzione degli utili ai soci persone fisiche resta infatti soggetta alle ordinarie regole fiscali.

La scelta di non distribuire gli utili

Il secondo aspetto, particolarmente delicato, riguarda la decisione della holding di non distribuire gli utili ai propri soci.

L’articolo 2478-bis del Codice civile attribuisce ai soci della S.r.l. la competenza a decidere sulla distribuzione degli utili, nel rispetto delle condizioni previste dalla legge e delle disposizioni statutarie.

L’approvazione del bilancio e l’esistenza di utili distribuibili non comportano, pertanto, un obbligo automatico di distribuzione.

La società può legittimamente deliberare di destinare gli utili a riserva, conservando le relative risorse finanziarie per esigenze di autofinanziamento, rafforzamento patrimoniale o realizzazione di nuovi investimenti.

Nel caso delle holding, tale scelta può rispondere a esigenze particolarmente rilevanti, quali il finanziamento delle società controllate, l’acquisizione di nuove partecipazioni, la gestione centralizzata della liquidità e la diversificazione degli investimenti.

Sotto il profilo tributario, tuttavia, la mancata distribuzione determina un effetto significativo: la tassazione personale sui dividendi non si realizza fino a quando gli utili non vengono effettivamente percepiti dal socio, secondo le regole applicabili.

È proprio questo effetto che ha alimentato il dibattito sull’eventuale applicabilità della disciplina dell’abuso del diritto.

L’abuso del diritto e il differimento della tassazione

L’articolo 10-bis della Legge 27 luglio 2000, n. 212 (Statuto dei diritti del contribuente), disciplina l’abuso del diritto, individuandolo nelle operazioni prive di sostanza economica che, pur nel rispetto formale delle disposizioni tributarie, realizzano essenzialmente vantaggi fiscali indebiti.

La configurabilità di una condotta abusiva richiede la presenza congiunta di tre elementi:

  1. il conseguimento di un vantaggio fiscale indebito, contrario alle finalità delle norme tributarie o ai principi dell’ordinamento;
  2. l’assenza di sostanza economica dell’operazione o della sequenza di operazioni realizzate;
  3. il carattere essenziale del vantaggio fiscale rispetto agli obiettivi perseguiti.

La disciplina riconosce, al contempo, la legittimità delle operazioni sostenute da valide ragioni extrafiscali non marginali, anche di natura organizzativa o gestionale.

Inoltre, il comma 4 dell’articolo 10-bis tutela espressamente la libertà del contribuente di scegliere tra operazioni che comportano un diverso carico fiscale.

L’atto di indirizzo del MEF del 27 febbraio 2025

Un elemento di particolare interesse è rappresentato dall’atto di indirizzo emanato dal Ministero dell’Economia e delle Finanze il 27 febbraio 2025, dedicato all’applicazione della disciplina dell’abuso del diritto.

Il documento affronta anche il tema dei vantaggi fiscali derivanti dal differimento dell’imposizione.

Secondo l’impostazione esaminata, il rinvio della tassazione può assumere rilevanza antielusiva quando non si traduca in un semplice differimento temporaneo, ma determini un vantaggio finanziario connesso a una posticipazione dell’imposizione particolarmente significativa o sostanzialmente indefinita.

Questa interpretazione ha sollevato interrogativi anche con riferimento alle holding che, pur percependo dividendi dalle società partecipate, decidono sistematicamente di non distribuirli ai soci persone fisiche.

Il quesito è se la permanenza degli utili nella holding possa essere considerata uno strumento per rinviare, potenzialmente senza limiti temporali, la tassazione personale del socio.

Mancata distribuzione e assenza del presupposto impositivo: una distinzione fondamentale

A nostro avviso, la semplice decisione di non distribuire i dividendi non può essere automaticamente ricondotta a una fattispecie di abuso del diritto.

Occorre infatti distinguere due situazioni profondamente diverse.

La prima riguarda il differimento artificioso di un’imposizione che, in assenza di determinate operazioni, avrebbe trovato applicazione.

La seconda riguarda invece la mancata realizzazione del presupposto impositivo previsto dalla legge.

Nel caso dei dividendi distribuiti ai soci persone fisiche, il presupposto della tassazione è ordinariamente collegato alla loro effettiva percezione.

Se la holding non delibera alcuna distribuzione e gli utili rimangono nel patrimonio societario, non si verifica, di per sé, un’attribuzione reddituale fiscalmente rilevante in capo al socio.

La mancata distribuzione non rappresenta necessariamente il differimento di un’imposta già dovuta, ma può costituire semplicemente una situazione nella quale il presupposto impositivo non si è ancora verificato.

La distinzione è essenziale.

L’ordinamento non impone alle società di distribuire periodicamente gli utili prodotti e non stabilisce un termine massimo entro il quale le riserve disponibili debbano essere attribuite ai soci.

Ne consegue che la disciplina antielusiva non dovrebbe essere utilizzata per introdurre indirettamente un obbligo di distribuzione non previsto dalla normativa societaria e tributaria.

Diversamente, si finirebbe per attribuire all’Amministrazione finanziaria un potere di sindacato sulle decisioni di destinazione degli utili che eccederebbe la funzione propria dell’articolo 10-bis.

L’autonomia imprenditoriale e le ragioni economiche della holding

La scelta di trattenere gli utili può essere pienamente coerente con le finalità economiche di una holding.

Si pensi a una società che detiene partecipazioni in diverse imprese operative e che decida di accumulare risorse per finanziare un’acquisizione futura, sostenere gli investimenti delle controllate o costituire una riserva di liquidità destinata a fronteggiare esigenze finanziarie del gruppo.

Analogamente, la holding potrebbe impiegare le disponibilità in strumenti finanziari, partecipazioni in fondi di investimento o altre attività patrimoniali, nell’ambito di una strategia di diversificazione.

In queste circostanze, la mancata distribuzione dei dividendi rappresenta una scelta di allocazione del capitale.

Il fatto che tale scelta produca anche un beneficio fiscale o finanziario non ne determina automaticamente il carattere abusivo.

Il principio della libertà di iniziativa economica e l’autonomia delle decisioni societarie devono essere contemperati con le esigenze di contrasto all’elusione fiscale, evitando che il semplice conseguimento di un risparmio d’imposta diventi motivo sufficiente per disconoscere un’operazione.

Quando possono emergere effettivi profili di abuso

Ciò non significa che l’utilizzo della holding sia sempre immune da contestazioni.

Situazioni di rischio possono emergere quando la struttura societaria venga impiegata per realizzare attribuzioni patrimoniali indirette ai soci, formalmente diverse dalla distribuzione di dividendi, ma sostanzialmente equivalenti.

È il caso, ad esempio, di operazioni attraverso le quali la società sostenga spese personali dei soci, conceda beni in godimento a condizioni non conformi alla disciplina applicabile oppure realizzi trasferimenti patrimoniali privi di effettiva giustificazione economica.

In tali ipotesi, l’Amministrazione finanziaria potrebbe valutare la corretta qualificazione delle operazioni, l’applicazione delle specifiche disposizioni tributarie e, ove ne ricorrano tutti i presupposti, la disciplina dell’abuso del diritto.

È quindi necessario distinguere la legittima decisione di conservare gli utili nel patrimonio della holding dalle operazioni che, attraverso costruzioni artificiose, perseguono vantaggi fiscali indebiti.

La verifica deve essere condotta caso per caso, considerando la sostanza economica delle operazioni e la loro effettiva finalità.

Le implicazioni per la pianificazione societaria e patrimoniale

Il tema assume particolare importanza per gli imprenditori che intendono costituire una holding familiare o riorganizzare le proprie partecipazioni societarie.

La holding può rappresentare uno strumento efficace per centralizzare la gestione delle partecipazioni, organizzare i passaggi generazionali, finanziare nuove iniziative imprenditoriali e razionalizzare i flussi finanziari.

La sua costituzione, tuttavia, dovrebbe inserirsi in un progetto societario coerente, nel quale le ragioni economiche e organizzative risultino chiaramente individuabili.

In questa prospettiva, assumono rilievo la corretta definizione della struttura partecipativa, la documentazione delle decisioni societarie, la gestione dei rapporti finanziari infragruppo e la separazione tra patrimonio societario e patrimonio personale dei soci.

Tali elementi possono contribuire a rafforzare la posizione della società in sede di eventuale verifica fiscale, senza che ciò comporti un obbligo generalizzato di giustificare ogni decisione di mancata distribuzione degli utili.

Conclusioni

La distribuzione dei dividendi da parte delle holding rappresenta una materia nella quale si intrecciano disciplina societaria, fiscalità dei redditi di capitale e pianificazione patrimoniale.

La diversa imposizione prevista per i dividendi percepiti dalle persone fisiche rispetto a quelli attribuiti ad altre società di capitali costituisce un elemento strutturale del sistema tributario.

Allo stesso modo, la scelta di non distribuire gli utili rientra, in linea generale, nell’autonomia decisionale della società.

La mancata distribuzione dei dividendi non dovrebbe pertanto essere considerata, di per sé, una condotta abusiva, in assenza degli specifici presupposti richiesti dall’articolo 10-bis dello Statuto del contribuente.

Il discrimine deve essere individuato nella presenza di operazioni artificiose finalizzate essenzialmente al conseguimento di vantaggi fiscali indebiti e non nella semplice convenienza economica derivante dal mantenimento degli utili all’interno della struttura societaria.

Per le holding e i gruppi familiari, una pianificazione societaria e fiscale consapevole rimane quindi fondamentale per coniugare efficienza tributaria, corretta governance e strategie di investimento di lungo periodo.


Francesco Lucà

GEIMA Consulting

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